Autore: Stephen King
Prima pubblicazione: 1985
Al giorno d’oggi il concetto di lupo mannaro è perfettamente radicato nella nostra cultura. Questo perché il tema della licantropia negli ultimi cento anni è stato affrontato in una vasta quantità di film, romanzi e racconti che di volta in volta hanno aggiunto sfumature e tasselli nuovi ad una creatura il cui fascino affonda nell’archetipo.
Una storia archetipica come una favola in cui un adolescente per diventare uomo deve affrontare le sue paure infantili ovvero il buio, la notte e una creatura selvaggia apparentemente inarrestabile: il lupo mannaro. Ciascuno di noi nell'arco della sua vita ed in particolare durante l'adolescenza è portato a confrontarsi con il suo Io interiore, ovvero ad affrontare quel viaggio introspettivo che lo porterà faccia a faccia con la sua parte più segreta, il subconscio. Quel lato oscuro della personalità che sfugge a qualsiasi tipo di controllo e per tale motivo da noi intimamente temuto. L'incontro con esso non solo è pauroso ed inevitabile ma anche necessario per superare la fase dell'infanzia e compiere il destino di tutti i bambini: diventare adulti.
Esiste un film basato sul libro di King la cui visione oggi mi procura sempre una certa nostalgia come d'altronde molte altre pellicole degli anni '80. La ragione è anche da ritrovare in una assortimento di situazioni, personaggi ed immaginario con i quali è facile empatizzare. Chiunque troverà una certa familiarità nel rapporto conflittuale di Marty con la sorella maggiore, con i suoi genitori in qualche modo distanti ed in generale con un mondo degli adulti avverso e difficile da comprendere quando si è ragazzini e infine con il carismatico zio Red. Quest'ultimo che delle regole "adulte" se ne infischia, finisce per tale motivo per essere il più vicino alla sensibilità di Marty e dello spettatore.
"Ma adesso non ride più. Mentre la luna rossa trasforma il plenilunio d'aprile in una bocca di fornace, quelle storie gli sembrano anche troppo vere"
Unico indizio la luna piena non è un capolavoro ma è pur sempre un racconto di Stephen King e pertanto sarebbe errato liquidarlo rapidamente. Sarà per la familiarità di cui sopra o per i tratti fiabeschi della narrazione ma sebbene sia imperfetto difficilmente lo si dimentica del tutto. Ogni volta che rileggo qualche passaggio o rivedo il film mi viene in mente che c'è un lupo lì fuori e se non lo abbiamo ancora affrontato ci salterà addosso alla prima notte di plenilunio.



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